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"Il passato non torna,
solo il futuro ha ragione".
Filippo Turati



"Oggi gli apostoli sono rari,
 
sono tutti padrieterni". 
Alphonse Karr








BERLUSKALì






































Danzeremo su strade d' orate....







Star



















IL    CIGNO.

 
Andromaca,io penso a voi! Quel fiumiciattolo

 misero e triste specchio dove un tempo rifulse

 l’immensa maestà delle vostre pene di vedova,

quel Simoenta ingrossato dalle vostre lagrime,

 

ha d’improvviso fecondato la mia fertile memoria

 mentre attraversavo il Carosello nuovo.

La vecchia Parigi non esiste più(l’aspetto di
una città
muta il più presto, ahimè,
che il cuore dell’uomo),

 

Soltanto in spirito vedo tutto il campo di baracche,

 il mucchio di capitelli

appena sbozzati e fusti di colonne,

 

le erbe,i grandi massi inverditi dall’acqua

 delle pozzanghere e, nel brillio delle vetrine,

 la confusione delle cianfrusaglie.

 

Laggiù stava un giorno un serraglio,

e io là vidi,un mattino,  all’ora in cui

 sotto cieli freddi e chiari il Lavoro si sveglia,

 e gli spazzini levano

 un oscuro uragano nell’aria silenziosa,

 

un cigno evaso dalla sua gabbia:

 con i piedi palmati  fregava il selciato arido,

 trascinando il bianco piumaggio

sul terreno accidentato.

Presso un ruscello secco

 l’animale, aprendo il becco,

 

immergeva febbrilmente le ali nella polvere,

 e diceva,  il cuor tutto memore

 del suo bel lago natìo:

“Quando scenderai acqua,

quando esploderai,fulmine?”

 

Vedo quel misero, strano e fatale mito,

verso il cielo, talvolta,verso il cielo ironico

 e crudelmente azzurro - come l’uomo di Ovidio

 sul suo collo convulso  innalzando l’avida testa

 – in atto di lanciare  rimproveri a Dio.

 

 

II.

 

Parigi cambia!

Ma nulla è mutato nella mia malinconia:

 palazzi nuovi,impalcature,massi,vecchi quartieri,

 tutto in me diviene allegoria,

 e i miei ricordi più cari

 sono grevi come rocce.

 

Così, dinnanzi al Louvre,

un’immagine mi opprime.

Penso al mio grande cigno

(ai suoi movimenti folli),

ridicolo e sublime come gli esuli,

e divorato da un desiderio senza requie.

E penso a voi,

 

Andromaca,caduta dalle braccia

 di un grande sposo,

come un vile capo di bestiame, sotto la mano

del superbo Pirro,curva su una tomba vuota,

estatica,

penso a voi, vedova di Ettore e sposa di Eléno.

 

Penso alla negra smarrita e tisica

 scalpicciante nel fango,

in atto di cercare col suo occhio sconvolto,

gli alberi di cocco assenti della superba Africa

 dietro il muro immenso della nebbia;

 

Penso a chiunque ha perduto

 quel che non si ritrova mai più,

 a coloro che si saziano di lagrime

 succhiando il Dolore come una buona lupa,

ai magri orfanelli appassentisi come fiori!

 

Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia,

un vecchio ricordo suona a perdifiato il suo corno.

 E penso ai marinai dimenticati su un’isola

 ai prigionieri e ai vinti...e a molti altri ancora!

 

 

Charles Baudelaire – Les Fleurs du Mal.









 

"E noi l’una dell’altro attorcigliammo
 i colli reclini come cigni solitari……”


Isabella Santacroce.



         


 

















 

 
2 luglio 2007

CEI / ORIENTAMENTO O POLITICA?

 



La conferenza episcopale italiana torna a parlare, in occasione del convegno ecclesiale di Verona, di rischi derivanti da eventuali politiche della famiglia che non riflettano lo schema del matrimonio tradizionale.
Una nota della Cei pone l'accento sulla difesa della famiglia: “i cristiani” ribadiscono i vescovi, debbono “fronteggiare con determinazione e chiarezza di intenti il rischio di scelte politiche e legislative” contrarie ai principi etici (o meglio dei loro principi etici). Ma insieme i cristiani "debbono Comunicare il Vangelo dell'amore, accompagnando la vita delle persone con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell'insegnamento evangelico sull'amore".Nessuno puo’ discutere il fatto che la Chiesa romana, da istituto spirituale che e’, dica la sua su morale etica e famiglia.
Troviamo piuttosto iaccettabile e intollerabile un’altro aspetto della questione: come si permette la Chiesa di Roma di aizzare i cittadini “cristiani” contro le scelte legislative eventuali di un libero governo democratico di uno Stato Sovrano che fa le leggi in nome di TUTTI i cittadini , cristiani e non, credenti e non?
Se la Chiesa cerca di orientare moralmente i propri adepti, faccia pure e’ suo pieno diritto, anzi, suo compito specifico.
Ma questa nota della CEI parla di “fronteggiare con determinazione e chiarezza di intenti il rischio di scelte politiche e legislative” che se non sono diventato stupido significa osteggiare apertamente interventi legislativi legittimi di un governo legittimo legittimamente eletto e rappresentante, ripeto, di TUTTI e non solo di una parte della popolazione credente.
La conclusione che traggo da queste affermazioni invasive del corpo ecclesiastico e’ sempre la stessa: alla CEI piace giocare a fare politica e non si limita semplicemente ad orientare il credente, lo invita bensi a contrastare azioni di governo che alla Chiesa non garbano.
Non so cosa ne pensa chi mi sta leggendo, ma la cosa ancora piu’ grave a me pare questa pretesa assolutista della Chiesa che i propri principi etici debbano essere gli unici e debbano estinguere tutti gli altri, i principi dei non credenti, dei laici, degli omosessuali, delle persone che vivono in Italia professando un’altro credo, dei conviventi che per qualsiasi ragione (saranno pure affari loro!) non hanno ancora deciso di sposarsi.
Qui stiamo sfiorando la soglia dell’intolleranza.
Appare sotto questo profilo ironico l’invito della CEI ai cristiani di comunicare il Vangelo dell’amore: come puo’ parlare di Amore chi si dimostra intollerante verso modi di vedere la famiglia, il matrimonio, la relazione intima tra persone, verso chi pratica principi diversi dalla Chiesa eppure ama e rispetta lo stesso il “prossimo”?
La Chiesa soffoca nella sua impotenza di fronte ai grandi questiti della postmodernita’ e il segno di questa crisi e’ rappresentato da questo continuo invadere il terreno della politica sovrana.
La Chiesa parla per i suoi fedeli.
Lo Stato sovrano parla per tutti, credenti o meno, poiche tutti davanti alla legge devono essere uguali al di la’ del credo religioso.
Evidente appare dunque l’incompatibilita tra i due soggetti: Cesare deve rimanere separato da Dio, o meglio dal Dio della Chiesa romana.
Non siamo l’Iran.
Dovremmo essere una Democrazia rappresentativa accidenti.
Con tutte le sue difficolta’, ma pur sempre rappresentativa di tutti.
Ultima riflessione a seguire.
Gesu’ Cristo insegnava il rispetto degli altri contro l’intolleranza, la comprensione degli altri contro la diffidenza pregiudiziale, l’umilta come valore contro il potere dei prepotenti assolutisti.
Chi dice di aver raccolto la sua eredita’ evidentemente non ha capito un tubo di niente di tutto cio’.
E non mi sembra la prima volta che la Chiesa di Roma non capisce e fa i suoi comodi interpretando tutto a piacere (suo).

Avranno il mio rispetto, quelli della CEI, quando impareranno a rispettare chi la pensa diversamente.

E lascino perdere il Parlamento Nazionale .

Non e’ roba loro grazie a Dio.




permalink | inviato da Swan81 il 2/7/2007 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

25 ottobre 2006

GIUSTO, INGIUSTO E DOVEROSO




L’articolo di Francesco Longo sul “Riformista” di oggi mi ha fatto tornare con il pensiero alla puntata di Porta a Porta trasmessa un paio di sere fa, il cui tema portante doveva essere la discussione sul velo, ma nella quale poi si è finiti per parlare di numerosi aspetti dell’Islam.

Ho letto con attenzione il pezzo di Longo, perché anche la mia curiosità, così come la sua, è stata attratta in particolare dalla presenza in studio della mussulmana col velo Sara incalzata da Vespa (e dagli ospiti) di domande su cosa è, secondo civiltà, più o meno “giusto”, e ciò che rappresenta eguaglianza o disuguaglianza; “è giusto che una adultera sia lapidata?”, chiede Vespa, “se una donna musulmana non può sposare un uomo non musulmano ma un musulmano può scegliere una compagna non musulmana è uguaglianza o no?” chiede un giornalista del “Foglio”.

Alla prima domanda Sarah si rifiuta a ripetizione di rispondere, alla seconda afferma che l’eguaglianza è questione di punti di vista.

Longo ritiene i quesiti sottoposti a Sarah delle domande insensate che non aiutano il dialogo interreligioso, e ricorda che se vogliamo proprio parlare di irrazionalità delle idee, anche il cristianesimo è pieno di elementi irrazionali tutt’altro che definibili come “giusti”.

Ed in effetti è così, e nessuna religione può insegnare all’altra ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Ma ricorderei però a Longo che il tema che stava sullo sfondo di quella puntata di Porta a Porta era in realtà: come rendere possibile l’integrazione dei mussulmani nel nostro paese senza che essi infrangano la legge dello Stato italiano e si adattino ai principi laici che lo ispirano?

Che poi durante la trasmissione si è finiti per fare confronti tra religioni, ebbene, questo ha solo impedito di fare chiarezza sul vero problema di fondo.

Il fatto che Sarah non ha risposto alla domanda sulla lapidazione, è espressione che il nostro modo di ragionare ed il suo sono diversi, sono diversi i modi con cui ci si confronta con le sacre scritture, diversi gli approcci, nessuno è giusto o sbagliato, sono diversi.

Il punto è che chi viene a vivere in Italia e accetta la costituzione italiana, può anche dire “beh, l’adultero va lapidato” o non pronunciarsi affatto sulla questione (come Sarah), ma se si rende anche solo complice morale di quell’azione, va punito o allontanato dal nostro paese.

Questo non è né giusto né ingiusto: è doveroso, noi vogliamo rispetto per le nostre leggi, e le nostre leggi tutelano le donne, adultere o no, tutelano le libertà individuali, e anche se non sono perfette o non vengono da un Dio, sanzionano le conseguenze di ogni libera scelta senza opprimere nessuno.

In una democrazia liberale, azioni infami come la lapidazione o la condanna del corpo di una donna dentro un enorme lenzuolo per nasconderlo (parlo soprattutto del Burqua), noi le rigettiamo: chi viene a vivere qui rispetti le nostre leggi e sarà libero di professare il culto che vuole, e se lo crede, anche di portare il velo (molte lo scelgono altro che imposizione), purché come ha ricordato Prodi, sia riconoscibile in volto.

 

 




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23 ottobre 2006

TRA CESARE E DIO





Torno sulle pagine del mio blog dopo una lunga assenza per esporre delle brevi riflessioni a chi capiterà di leggere questa pagina, riguardo a un tema che non smette mai, a quanto pare, di essere attuale e frutto di innumerevoli confronti.

Parlo del rapporto tra laicità dello stato e sensibilità religiosa del popolo che ci vive.

Ora, non è che io voglia perdermi in discorsi particolarmente complessi o labirintici ragionamenti dalle sterili conclusioni.

Parlo solo della mia esperienza.

Quando ho aperto questo blog, mi definivo un socialista ateo-agnostico-laico molto insofferente verso qualunque credente e diffidente verso qualsiasi credenza.

Questa estate sono stato a Medjugorie in Bosnia, un famoso santuario di Maria, in un momento della vita in cui avevo attenuato la mia intolleranza verso chi crede e chi professa una fede.

Avevo maturato l’idea che i numerosi errori della Chiesa non possono bastare per condannare tutti coloro che credono e che all’interno di esse si collocano e la servono.

Ho conosciuto molti ragazzi cattolici e ho avuto occasione di stimarne l’acume e la capacità critica e riflessiva.

Ho discusso da laico con loro in modo appassionato e costruttivo.

Ho abbandonato vecchi e farraginosi pregiudizi.

Poi, in quel santuario ho avuto occasione di riflettere su di me, sulla mia vita, su un Dio che ho sempre rifiutato, e qualcosa è entrato dentro di me e mi ha cambiato, una cosa che non so spiegare e che escludo riguardi l’autosuggestione.

Oggi sono un credente che resta laico in moltissime delle sue idee, che tenta di conciliare una neofede con i principi laici del libero stato in cui sempre ho creduto.

Come dice Scalfari, molti valori cristiani (fratellanza, rispetto, ricerca della pace, collaborazione sociale etc…) coincidono con i valori di un laico.

Certo chi non crede e non ha fede, può abbracciare lo stesso quei principi.

Io ho fede e li abbraccio, ma non mi piace come l’attuale gerarchia ecclesiastica vaticana si pone sul tema.

Intendo, sul rapporto laicità-fede e soprattutto politica-religione.

Senza entrare nello specifico, cerco di spiegarmi in breve.

Pochi giorni fa Ratzinger ha affermato che la Chiesa non intende essere un agente politico.

Sacrosante parole in risposta a chi accusa la Chiesa (Cei in testa) di fare attivismo politico.

Tuttavia il problema è che poco dopo lo stesso Ratzinger ha affermato che i cattolici italiani (ossia una bella fetta di elettorato) sono invitati ad opporsi a scelte politiche che contraddicono valori fondamentali (come la Vita).

E il problema è che la Cei attivismo politico l’ha fatto, almeno riguardo la fecondazione assistita.

Da neocredente e praticante in Chiesa, figurarsi se io vorrei mettere il bavaglio a coloro che rappresentano la mia fede.

Ma essi, supremi rappresentanti di Dio in terra, non possono impigliarsi in questa contraddizione abnorme.

Cozza con la loro missione spirituale.

Delle due l'una.
O la Chiesa si occupa di politica e difende apertamente i valori della Vita condizionando di fatto l’elettorato cattolico su tali valori (questa è politica).

Oppure predica tali valori al popolo cattolico, facendolo riflettere su essi e lasciandolo scegliere liberamente senza lanciare moniti o lasciarsi strumentalizzare dalle forze politiche (come fa ora).

Io lo so che Ratzinger è in buona fede quando parla alle masse cattoliche.

Ma il suo contraddirsi, il contraddirsi della sua strategia che per forza di cose si contamina con la propaganda politica, questo a me non va giù.

La libertà dell’individuo è fondamentale almeno quanto la sua fede.

Ci sono credenti e non credenti in Italia.

Hanno tutti lo stesso diritto di essere rappresentati in Parlamento.

Perciò la Chiesa deve agire lontano da esso e non farsi sfruttare dagli atei devoti accentratori di potere della politica.

Come ricorda Napolitano, la laicità è essenziale per la democrazia.

Come bisognerebbe ricordare a Ratzinger e Ruini,  laicità e laicismo sono cose ben distinte.

Per quanto riguarda me, faccio mie le parole di Tettamanzi e preferisco il cristiano che prega in umile silenzio, a quello che ostenta il suo credo calpestandolo allo stesso tempo.

Oggi la Chiesa vede nella società problemi reali e fa bene a denunciarli.

Ma farebbe bene anche a riflettere sulle liberta civili di ogni singolo individuo.

E a chiedersi perke la gerarchia ecclesiastica dà, oggi(mi viene in mente l’intervento di Pezzotta a Verona), così poca libertà ai cattolici laici che pure costituiscono parte vitale e irrinunciabile della Chiesa.

 




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23 marzo 2006

DILEMMI / COMBATTERE LA DISOCCUPAZIONE CI RENDE PIU' PRECARI?




Continua lo scontro in Francia tra gli studenti (e una bella fetta della pubblica opinione) e il Governo riguardo il cosiddetto
CPE (contratto di primo impiego) che, nella concezione del primo ministro Villepin e dei suoi collaboratori dovrebbe assicurare più posti per i giovani sotto i 26 anni nelle imprese con più di 18 dipendenti, posti precari perchè a breve termine e con la possibilità di licenziamento senza giusta causa nei primi 2 anni.
L’altro ieri Villepin ha ricevuto una delegazione studentesca (la protesta degli studenti continua ad imperversare in almeno 50 atenei e 300 licei) e sembrava  vicino un compromesso per il quale verrebbe eliminata l'assenza di giusta causa nell'eventuale licenziamento e ridotto ad un anno (invece che 2) il lasso di tempo in cui l'impresa sarebbe libera di licenziare.

Poi, ieri, Villepin ha ribadito la linea dura: la legge fa parte di un progetto e non la si può snaturare, dice.

Chirac e Sarkozy si smarcano dal premier, ma non interferiscono con le sue decisioni.

Gli equilibri politici si appiattiscono in vista delle presidenziali.

Gridano al vento studenti e sindacati.
In molti hanno protestato per le strade parigine in questi agitati giorni.
Recitava giorni fà un comunicato congiunto di comunisti-socialisti-Attac:

“Contro il Cpe e le scelte liberiste del Governo, utilizziamo gli utili degli azionisti per finanziare la creazione su vasta scala di posti di lavoro, e l’incremento del potere d’acquisto (…)”
Lo stesso comunicato dà indicazioni generali su come la disocccupazione dovrebbe essere combattuta:

 

-         Creare posti di lavoro nei servizi pubblici e nel pubblico impiego (insegnamento, ospedali).

      -     Ridurre gli orari di lavoro imponendo nuove assunzioni.

-         Riconquistare potere d’acquisto aumentando i salari a tutti, contro la precarietà.

     -    Fare del contratto a tempo indeterminato la norma.



L'argomento dell'
adeguamento del Mercato del Lavoro alle nuove esigenze di mercato delle imprese e la lotta ad una crescente precarizzazione sono senz'altro temi di grande attualità anche in Italia, laddove destra e sinistra si dividono (la sinistra anche al suo interno) sulla "legge Biagi" e su come conciliare una flessibilità ormai vitale per lo sviluppo delle imprese e il bisogno di garanzie sociali per i nuovi lavoratori all'indomani della quasi scomparsa di quello che una volta chiamavamo "posto fisso".
Ma rimaniamo in Francia.
Le proposte delle opposizioni di governo sono senz'altro elettoralisticamente allettanti.
Ma quanto finirebbero, nella realtà, per "combattere la disoccupazione"?
Qui mi limito a fare alcune considerazioni abbastanza attinenti con la realtà delle cose, una realtà affatto semplice:

 

- “Contro il Cpe utilizziamo gli utili degli azionisti per finanziare la creazione su vasta scala di posti di lavorosostengono le opposizioni…..ma se si tassano gli utili le imprese investiranno meno, e questo non giova certo alla riduzione della disoccupazione:la perdita di investimenti  implicherà alla fine meno posti di lavoro e meno assunzioni;

 

-  La soluzione è dunque, come si propone, nella massiccia creazione diposti di lavoro pubblici”? A meno di privatizzare l’educazione e la sanità, gli impieghi pubblici devono essere finanziati dalle imposte. E leimposte supplementari” chi le paga? Le imprese? Gli impieghi pubblici aumenteranno, ma a discapito dell’occupazione totale e della disoccupazione.

 -  Si dovrebbe allora cercare di aumentare il numero dei posti di lavoro attraverso la “riduzione degli orari di lavoro”? Lecito è il dubbio di molti economisti: dopo le 35 ore i lavoratori francesi sono pronti ad accettare una nuova diminuzione del salario? Difficile.

 - Certo, sarebbe fondamentale che le famiglie francesi acquisissero di nuovo un  potere d’acquisto dignitoso.

Ma come possiamo pensare che un aumento dei salari, e quindi dei costi di produzione, porti le imprese a un incremento stabile dell’occupazione? Altre vie vanno battute.

 - Come possiamo pensare che se le imprese possono assumere solo con contratti a tempo indeterminato, le assunzioni aumenteranno, e la disoccupazione tra i giovani diminuirà?

 

 

Se di preservare i nuovi lavoratori dal dilagante fenomeno della precarizzazione si tratta, se si tratta di impedire che “questa” flessibilità si trasformi in meno dignità e meno prospettive per la nuova generazione, le soluzione da trovare è assai più complessa, e riguarda l’ammodernamento del welfare ( ad es. ammortizzatori sociali), una maggiore intraprendenza delle imprese (che ricordiamolo,reinvestono in rendite finanziare una bella fetta della produzione industriale), un sistema scolastico formativo maggiormente connesso con il mondo del lavoro in trasformazione.

Ma purtroppo, non è così semplice.

E sempre più laureati trovano difficoltà a trovare lavoro.

 

 

 

 




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21 marzo 2006

BALLE / QUANDO LA MATEMATICA E' UN'OPINIONE.




Una campagna elettorale annegata da dati e percentuali, quella che stiamo vivendo.
Soprattutto a Berlusconi e ai suoi affini, piace da matti sfogliare scartoffie e bombardare di dati chi ascolta durante le trasmissioni tv, tanto per poter dire "ecco vedete, noi il nostro compito l'abbiamo svolto, pur tra mille difficolta" e  coloro che dissentono dalle informazioni snocciolate dai suddetti sono bollabili come "inguaribili pessimisti".
Chiunque è libero di farsi prendere per il culo da questi demagoghi dilettanti.
L'importante è essere consapevoli che ci stanno effettivamente prendendo per il culo.
Che raccontano un sacco di balle, in particolare riguardo l'andamento dell'economia italiana.

Cominciamo dal Berluska, che dice: "Il governo della sinistra ha avuto uno sviluppo inferiore alla media UE dello 0,9%, noi dello 0,8. Quindi abbiamo fatto meglio. Capisco che lei (si rivolge alla Annunziata,ndr) non sia molto pratica di economia, ma i dati sono questi".
E certo, come no.
Solo lui che è imprenditore se ne intende, di economia, non questi faziosi giornalisti.
Peccato che se è vero che nel triennio 1997-2000 (governo centrosinistra) la media europea è superiore  alla crescita italiana dello 0,9%, è altrettanto vero che nel triennio 2002-2005 (gov.Berlusconi) la differenza raggiunge l'1,1%.....che nel paese dei balocchi di Berlusconi diventa uno 0,8%.

"Nel 2003, una informazione che può essere verificata, la crescita, è stata dell’1,4 per cento..." insiste serioso Tremonti durante una puntata di Ballarò.
Verifichiamo dunque il dato, come ci consiglia il Ministro dell'Economia, e scopriamo che l’Italia nel 2003 è cresciuta zero.

 

Ancora, Berlusconi confida all’ANSA:  "Il governo, nell' attuale legislatura, ha ridotto la pressione fiscale complessiva dal 45% al 40,6%. E intende continuare su questa strada anche nella prossima legislatura".

Ora, calcolare la pressione fiscale significa sommare imposte dirette, imposte indirette, imposte in conto capitale e contributi sociali, e rapportare il tutto al Pil (prodotto interno lordo).

Effettuando questi calcoli otteniamo che se nel 2000 la pressione fiscale si attestava al 41,6%, nel 2005 la troviamo diminuita di un solo punto percentuale(il 40,6% di cui parlava il Cavaliere) dopo 5 anni di governo Berlusconi (che del taglio alle tasse aveva fatto la sua bandiera).

 

Potrei continuare ancora, e forse lo farò in un prossimo post.

Mi preme precisare che questi dati li forniscono Eurostat e Istat.

Non una congrega di perfidi e rancorosi comunisti.




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17 marzo 2006

LIBERTA' ED AUTONOMIA DELLA SANITA'.

Questi  i punti salienti toccati da Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni (che da sempre ha a cuore il tema della libertà di ricerca) nella lettera inviata l'altroieri a Beppe Grillo e disponibile nel suo Blog www.beppegrillo.it :




- consentire, attraverso limiti e regole stringenti sul modello della Gran Bretagna, la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali finalizzata alla comprensione e alla cura di malattie che colpiscono centinaia di milioni di persone nel mondo:

- consentire l’accesso alla fecondazione assistita e alla diagnosi preimpianto per le coppie affette da malattie genetiche, oltre alla fecondazione assistita con seme esterno alla coppia;

- garantire la libertà terapeutica, affidata al rapporto tra medico e paziente, nella effettiva somministrazione di farmaci ampiamente testati e autorizzati in tutti i Paesi civili, ma ostacolati (e in alcuni casi proibiti) nel nostro Paese, quali: pillola abortiva RU486, cannabis terapeutica,trattamenti farmacologici per i cittadini tossicodipendenti e oppioidi per il trattamento del dolore;

- consentire autonomia e responsabilità individuale nelle scelte relative alla fine della vita, innanzitutto per abbattere il fenomeno dell’eutanasia clandestina attraverso il rispetto della volontà individuale liberamente e inequivocabilmente espressa, anche attraverso il riconoscimento delle direttive anticipate di trattamento e forme di regolamentazione dell’eutanasia sul modello olandese, belga, svizzero o secondo l'orientamento che sta assumendo anche il parlamento britannico. […]I primi firmatari sono Elena Cattaneo, Gilberto Corbellini, Giulio Cossu, Elisabetta Dejana, Cesare Galli, Piergiorgio Strata, Antonino Forabosco, Demetrio Neri. Seguono le firme di 130 accademici.




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17 marzo 2006

ESTREMISMI / LA FIACCOLATA DI MILANO



Una fiaccolata, quella contro i disordini di Milano di sabato che doveva essere "bipartisan"  e non lo è stata.
Grazie agli stupidamente polemici  striscioni dei partecipanti di An contro Prodi che ha comprensibilmente declinato l'invito, finendo per essere tacciato da una  maggioranza demagogicamente strumentalizzatrice di codardia e connivenza con i teppisti.
Doveva essere una fiaccolata senza bandiere...ma la tentazione di strumentalizzare un'occasione così ghiotta per il centrodestra è stata più forte.
Non bandiere, ma attacco dell'avversario e polemica a rotta di collo, hanno inquinato l'evento.
E la sul raduno di Fiamma Tricolore di sabato non una parola è venuta dalla destra.
Facile incazzarsi contro un branco di teppisti estremisti No Global che hanno fatto girare le palle a mezza Milano.
Ma sui neofascisti, finchè non sfasciano vetrine anche loro, che vogliamo dire?
Se si è contro un estremismo, bisogna essere contro tutti gli estremismi, tutte le dottrine  e le azioni di violenza, le ideologie sovversive che nulla hanno di politico.
Detto ciò, che i No - Global spariscano dalla coalizione di centrosinistra.
Sono solo bambini viziati, per i quali l'eversione è un gioco




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15 marzo 2006

SCONTRI 2 / SILVIO VS ROMANO: FORMA O SOSTANZA?



Oggi i giornali fanno un gran parlare del duello televisivo di ieri sera tra i due candidati premier.
Non voglio esprimere opinioni personali, anche perchè non limito i miei giudizi sui contendenti ad un breve dibattito televisivo, in cui peraltro non è emerso nulla di particolarmente nuovo, come in molti hanno rilevato.
Ho notato invece che questo dibattito, preceduto da fiumi di stupide polemiche, è stato gonfiato sin troppo ed in particolare è stato ingigantito l'effetto che potrebbe avere sulla cosiddetta "fascia degli indecisi", che a mio avviso non è poi così decisivo.
Gli italiani dovrebbero dare giudizi sui contenuti e non sulla forma, non si può scegliere uno perchè vestiva più elegante o gesticolava in modo più convincente, o era più simpatico o appariva più rassicurante.
Detto ciò, non nego certo l'importanza del giudizio dato in realazione alle espressioni non-verbali, che in tv sono senz'altro importanti.
Ma sono davvero più importanti e decisivi dei contenuti?
Probabile che sia così, e se lo è, credo che non sia affatto un elemento positivo in quanto denoterebbe l'incapacità dei cittadini di riflettere sui contenuti.
Nel 2001 Berlusconi vinse perchè il suo programma appariva più semplice e schematico, perchè appariva più simpatico e sicuro di sè, perchè la sua comunicazione appariva più convincente e rassicurante, perchè il suo carisma era senz'altro più incisivo di quello di Rutelli.
Tutte questioni di forma.
La sostanza, sintetizzata nel famigerato contratto con gli italiani,in seguito, si è rivelata inconsistente, ed era persino prevedibile.
Come sceglieranno stavolta gli italiani?
Sarà diverso da 5 anni fà?
Lo scopriremo a breve....




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13 marzo 2006

CONTI PUBBLICI / UN FANTASMA IN EUROPA

Si parla poco, in questa campagna elettorale, dei conti pubblici italiani.
O meglio, non se ne parla come si dovrebbe, magari con un occhio all'Europa rispetto alla quale tanto per cambiare, continuiamo a fare la figura dei mediocri, degli ultimi della trafila.
Eppure quando entrammo nell'euro i nostri conti pubblici erano in attivo per il 6% del Pil, e fummo ammessi nell'Unione monetaria perchè avevamo la concreta possibilità di mantenere stabile il debito anche senza crescere più di tanto.
Oggi, sette anni dopo, la situazione dei conti pubblici è disastrosa e necessita di interventi incisivi, laddove in Europa i titoli italiani in euro rendono una miseria e l'innalzamento dei tassi del 3,5%voluto dalla Bce ci colpirà non poco rispetto agli altri paesi.
Francesco Giavazzi snocciola oggi le disastrose cifre sul "Corriere della Sera" .
 Rispetto a 5 anni fà: oggi su ogni 100 euro prodotti dagli italiani lo Stato ne sottrae 20,5, 1,5 in più; le amministrazioni pubbliche spendono 1 punto e mezzo di Pil in più; i dipendenti pubblici costano in maniera a dir poco spropositata, l'11% del Pil,7 miliardi in più.
Aumentano i dipendenti amministrativi delle Asl e non i medici o gli infermieri.
Aumentano gli stipendi dei docenti universitari e non quelli dei ricercatori (viva la ricerca...).
La rete di distribuzione del gas costa alle imprese il 35% in più rispetto alla media europea, perchè è l'Eni che ne mantiene il possesso.
I pedaggi autostradali rendono sempre più esoso il costo di viaggio almeno quanto l'imposta sulla benzina.
E la concorrenza?

Come l'ha premiata il governo Berlusconi?
Chi sà, ci illumini.
 Un fantasma tutto italiano si aggira per l’ Europa……




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13 marzo 2006

CAFONATE / UNO SCHIZZOIDE IN TV.



Curioso che Berlusconi non riesca neanche a durare mezz'ora in un programma  che si chiama "In mezz'ora"....
Lui voleva parlare del suo programma, con l'Annunziata, non rispondere alle domande di attualità come in ogni sano programma di approfondimento giornalistico che si rispetti.
Lui voleva il monologo, non la botta e risposta come in ogni sano programma basato sul contraddittorio che si rispetti.
La voleva imporre lui la scaletta, non seguire quella della giornalista come si usa fare in tutti i paesi democratici in cui il giornalismo è provocazione e messa in discussione del potente personaggio politico di turno.
Perchè?
Beh, è chiaro, perchè "io in tv ci vado pochissimo"...quindi almeno quando ci va, Silvio deve pur poter dispensare informazioni su mirabili successi di governo che vede solo lui, tanto è preso da se stesso per accorgersi che non trovano riscontro nella realtà.
La Annunziata vedendolo alzarsi indignato dopo appena 20 minuti, paga il prezzo per aver fatto nient'altro che il suo lavoro: fare domande.
Lui si vanta di aver creato lavoro e prosperità, la Annunziata replica(orrore!!!):
"e i 102.000 posti di lavoro persi"?
La Annunziata sventola i dati Istat e Lui si innervosisce  ripetendo il ritornello: i suoi dati non corrispondono a verità (io al posto dell'Istat mi sarei incazzato).
Non si parla di argomenti concreti, non perchè come dice Lui "la Annunziata interrompeva", ma perchè Lui, semplicemente non voleva parlarne....
Voleva parlare di programma Lui, voleva un monologo di mezz'ora senza contraddittorio.
Troppo facile,Presidente....lei ha offeso per l'ennesima volta il giornalismo italiano.
E si è rivelato per quello che è: un opportunista isterico,schizzoide,privo del controllo di sè quando una giornalista con le palle le chiede di rendere conto di fatti concreti, e cioè quando un giornalista fa il suo mestiere invece di leccare il suo doroteo culo.
Un maleducato insopportabile, il Berlusconi che si rivolge all'Annunziata così:
"lei è violenta...lei non capisce niente di economia...lei deve avere un pò di vergogna..".
Ma non scopriamo nulla di nuovo in fondo, osservando lo svilente teatrino...la logica è sempre quella, del resto: o con me o contro di me.
Questo è il liberalismo di Berlusconi.




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11 marzo 2006

VERGOGNE / UNA LEGGE STUPEFACENTE




Ieri, sfogliando "La Repubblica", mi è capitato di leggere la lettera ad Augias di una madre di famiglia disperata con un figlio tossicodipendente, preoccupata del fatto che con la nuova legge sulla droga voluta fortemente da Fini, i farmaci tipo metadone non potranno più essere utilizzati a domicilio e quindi te li devi andare a reperire fuori, magari affidandoti ad un mercato nero sempre più in crescita.
Un classico esempio di come questa legge sortisce gli effetti contrari a quelli che si propone di raggiungere: vuole colpire il mercato clandestino delle droghe, ed invece finisce per alimentare quello nero dei farmaci.
Inoltre, ci avevano  detto che la "soglia che separa spaccio da detenzione per uso personale" sarebbe stata decisa da medici e specialisti competenti.
Invece questo comitato di "esperti" è costituito in gran parte da esponenti di AN, tanto incompetenti (nel senso non-qualificati) quanto intenzionati a fare della repressione alla droga una ideologia invece di riflettere sulla complessità del fenomeno della tossicodipendenza.
Questa legge contro l'uso degli stupefacenti è sempre più stupefacente.




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11 marzo 2006

SCONTRI / DILIBERTO VS BERLUSCONI


                    

Chi ieri sera, guardando Matrix, si aspettava di ascoltare un "Diliberto ideologico" imprecare contro le mani grondanti di sangue dell'amministrazione Bush o darsi all'antiberlusconismo demagogico, è rimasto sorpreso dall'equilibrio e dalla pacatezza con cui il leader di Comunisti Italiani ha affrontato il dibattito in diretta con il Berluska.
Quest'ultimo ci ha provato in realtà, ad impostare la discussione sui luoghi comuni  tipo "comunisti sanguinari ancora tra noi" , e per un momento Oliviero il trucido ci stava cascando nelle provocazioni dell'avversario, sventolando un documento arricchito dalle condanne subite dai comunisti per mano dei tribunali fascisti.
Ma gli diamo atto di aver riportato il discorso verso la riforma Biagi(a lui piace chiamarla legge 30) quando ancora Berlusconi proseguiva in un incalzante revisionismo storico svetolando a sua volta un documento in cui le vittime del comunismo venivano raffigurate con un enorme quadrato rosso interrotto da un minuscolo quadretto verde raffigurante le vittime del nazismo. 
Onore al Diliberto "non ideologico", dunque,che denuncia la riforma del mercato del lavoro non in virtù della flessibilità ma in opposizione alla precarietà, che parla di lavoro senza lasciarsi incantare dalle provocazioni berlusconiane perchè,dice lui, "un comunista deve parlare di lavoro".
Promette fedeltà al programma dell'Unione e tiene discretamente testa al Presidente del Consiglio, il quale non può fare a meno di vomitare nefandezze tipo "gli insegnanti della scuola pubblica sono tutti di sinistra" o tipo "questa magistratura è la piaga della Democrazia"  o tipo la balla finale "il falso in bilancio non è stato depenalizzato e la pena arriva a 22 anni di carcere proprio come negli Usa".
E ci prova spesso a non parlare dell'attualità, il Berluska, quando tenta di regalare all'avversario i "libri neri del comunismo" che a fine trasmissione restano per terra dimenticati da tutti.
E prova pure a snocciolare le sue divertenti interpretazioni di quello che la sinistra è oggi: "Statalista(com'era l'URSS), incline a tassare i cittadini, con la voltontà di controllarli (lui invece ha abolito la leva militare) e illiberale".
Un quadro tutto suo, la sua interpretazione dello Stato, che fosse per lui andrebbe privatizzato.
"La scuola pubblica è di tutti" ribadisce Diliberto quando l'uomo di Arcore si affanna a giustificare il finanziamento statale (coi soldi di tutti) agli istituti privati (per pochi).
"Il lavoro stabile vuol dire fiducia nel futuro" dice ancora, quando il Berluska insiste sulla flessibilità "che l'Europa ci invidia".
Rimango dunque piacevolmente sorpreso dall'equilibrio che Diliberto mantiene costantemente nel dibattito, sempre con la battuta pronta e mai abbandonato alla facile demagogia che pure spesso è il suo forte.
Non sembrava proprio un comunista eversivo, ieri sera.
E si spera non lo sarà in futuro.
C teniamo qualche riserva.
 




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10 marzo 2006

WATERGATE ALL'AMATRICIANA.




Ieri il "Corriere della Sera" pubblicava la notizia "scoop" sull'operazione di spionaggio politico scoperta dalla Procura milanese sotto il titolo: "
Spiavano Marrazzo e la Mussolini per favorire Storace".

Si tratterebbe di furti di elenchi e tabulati, di pedinamenti, di appostamenti effettuati da investigatori assoldati da uomini dello staff dell'ex presidente del Lazio, che a loro volta si sarebbero rivolti ad alcuni marescialli della Guardia di Finanza di Novara per ottenere informazioni riservatissime su Marrazzo e la Mussolini, alla vigilia delle scorse Regionali.
Storace denuncia una "campagna stampa contro di me organizzata dal Corriere", minaccia querele, cadendo letteralmente dalle nuvole e senza minimamente considerare che il Corriere non fà che il suo lavoro,dare notizie, ed in questo caso la notizia riguardava i
16 arresti disposti mercoledì (undici investigatori privati, due finanzieri, un poliziotto e due dipendenti della Tim) dalla Procura.
Anche il capo della sicurezza di Telecom Italia Tavaroli è coinvolto in quanto sospettato di essere a capo di una squadra di agenti privati clandestini in grado di accedere ai segreti delle procure e, in quanto capo del CNAG (centro nazionale per l'autorità giudiziaria),  referente dei magistrati italiani riguardo l'accesso alle intercettazioni telefoniche.
Ora, Storace può pure fare finta di nulla e accusare un giornale che non fà che il suo lavoro.
E Tavaroli può pure chiamarsi fuori dai pesanti sospetti che lo riguardano.
Ma l'inchiesta va avanti, ed entrambe dovranno risponderne.
Difficile credere che l'attuale ministro della Salute, che a suo tempo aveva tutto l'interesse per infangare la Mussolini e Marrazzo, non c'entri nulla con l'infamante episodio dei furti negli uffici romani.
La sua inopportuna reazione alla pubblicazione del Corriere di ieri la dice lunga.




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10 marzo 2006

ISLAM,RELIGIONE E SCUOLA




Il Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace sostiene, per bocca del cardinal Martino, la possibilità di insegnare l'Islam nelle scuole.
"Un'apertura della Chiesa all'Islam", direbbero alcuni.
"Un modo per conservare il proprio privilegio di vedere insegnata la propria dottrina nella scuola pubblica di fronte all'incremento della presenza musulmana in Italia", dico io.
Tutto ciò ci riporta a riflettere sulla Laicità dello Stato in cui viviamo, un valore in nome del quale, semplicemente, la scuola non dovrebbe insegnare la religione, e lo Stato non dovrebbe occuparsi di indottrinamento.
O forse sono io ad avere un concetto distorto di Laicità.
Qui mi limito a citare un bellissimo passaggio tratto da un'articolo di Emanuele Ottolenghi oggi pubblicato sulle pagine del "Riformista":
"Libera chiesa in libero stato significa che in materia di fede ognuno di noi esercita in coscienza una scelta e ne cerca soddisfazione spirituale nei luoghi appropriati, cioè i luoghi di culto, e attraverso il ministero del clero che quei luoghi di culto amministra secondo questa o quella dottrina religiosa".

La scuola non è affatto un luogo di culto, e non deve diventarlo.
A meno che non si vogliano riscrivere i principi della separazione delle competenze tra Stato e Chiesa.
Con buona pace del povero Cavour.




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9 marzo 2006

CORRIERE DELLA SERA / POLITICAL ENDORSMENTS LINFA DEMOCRATICA.




Sapevamo che la presa di posizione a sinistra del direttore del "Corriere della sera"  Mieli riguardo al voto del 9 aprile non sarebbe stata priva di conseguenti polemiche nel mondo politico e di considerazioni nel mondo editoriale.
Scontate le furie della destra, scontato il vittimismo forzaitaliota che vede "l'80% dei giornali sono tutti sinistroidi", scontati gli attacchi alla presa di posizione di Mieli, che per la verità ha sempre dato indicazioni di voto ai lettori dei giornali che ha diretto e la cui opinione rispecchia quella di larga parte della redazione di Via Solferino.
E non c'è nulla di male se si pensa che questo è il modello anglosassone, laddove sempre i grandi quotidiani esprimono una linea politica preferenziale nei rispettivi "political endorsments", anche se come oggi ricorda Rocca sul Manifesto i giornali influenzano le opinioni fino ad un certo punto, come risulta dalle consultazioni USA 2004 nelle quali Bush vinse nonostante l'esercito di giornali che si era schierato contro i Repubblicani.
Ritengo la presa di posizione politica di un quotidiano,soprattutto se prestigioso,alla vigilia di consultazioni elettorali, un elemento di grande democrazia.
I giornali orientano da sempre le opinioni di chi legge partendo dall'esposizione dei fatti.
Non sono partiti, ma alternativamente criticano i partiti e gli danno credito.
La verità è che questa destra non accetta il suo miserevole fallimento e si dà alla polemica spiccia,inutile,penosa, di chi sà di essere ad un passo dalla propria capitolazione.




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9 marzo 2006

BENVENUTO CONFRONTO....

Il presidente del Consiglio annulla la conferenza stampa finale nella quale avrebbe dovuto avere l'ultima parola al termine della campagna elettorale, e prendiamo finalmente atto che il faccia a faccia con Prodi si farà e sarà ospitato dalla tv pubblica.
Casini definisce il dietrofront berlusconiano un "atto di intelligenza politica", ma l'impressione è che l'uomo di Arcore abbia già da tempo calcolato questa mossa, tanto per dire: "è Prodi che fugge dal confronto non io, è lui che ha paura, ma ora non ha scusanti".
Prodi si felicita della decisione, che per lui rappresenta "rispetto delle regole", dimenticando che non c'è nulla di illegittimo nell'intervento del premier in una conferenza stampa conclusiva della legislatura.
La verità, purtroppo, è che in questa campagna elettorale non esistono regole certe neanche per i confronti tv....eppure le regole ci sarebbero,ma è come se ognuno le strumentalizzasse a proprio piacimento.
Benvenga comunque il face-to-face,finalmente...i cittadini ne hanno il diritto
.




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8 marzo 2006

DEMOCRAZIA DELLE EMOZIONI.

I temi  della laicità, dei diritti delle persone e del rapporto Stato-Chiesa sono al centro della discussione nella campagna elettorale almeno come quelli economici e come tanti altri assai più futili e poco idonei a stimolare la riflessione del cittadino nella scelta del voto.
Dispiace che a portare alla ribalta questi temi siano le plateali collusioni bipartisan politica/religione alle quali assistiamo  o le polemiche su "chi riceve il papa" e "a che titolo".
Qui mi limito a segnalare l'importanza di quanto detto da Stefano Rodotà su "Repubblica" di ieri.
Rodotà sostiene che lo scontro di civiltà è già tra noi, all'interno del nostro paese, se pensiamo che la destra da anni cerca di appiattirsi sulle posizioni ecclesiastiche sostenendone le istanze e monopolizzando il campo delle idee e dell'etica in barba ad una sinistra divisa sul modo di porsi nei confronti della Chiesa.
I "Teo-Con" come Pera, brutte copie dei Neoconservatori americani, paventano improbabili difese della civiltà occidentale minacciata dall'Islam (vi ricordate il "meticciato"?) e bollano come relativisti (come fà Ruini) coloro che semplicemente cercano, nel rispetto della laicità dello Stato, di svincolare il diritto dalle partigiane prese di posizione religiose per garantire tutele a tutti i cittadini, credenti e non.
"C'è una Democrazia delle emozioni" ,sostiene Rodotà, che si rifugia dietro le ideologie e che riempie un vuoto lasciato dalla politica che abdica alla sua funzione di tutela dei diritti di tutti i cittadini, e sostituisce la bandiera della laicità con uno stendardo religioso che nulla ha a che fare col diritto.
No dunque al principio di reciprocità (se il marocchino vuole la sua libertà religiosa tutelata in Italia, deve prima veder rispettate le istanze cattoliche nel suo paese) che è scandaloso in una democrazia avanzata, no alla guerra all'embrione ed agli ostacoli posti alla ricerca scientifica, no all'uso politico delle credenze personali dei cittadini, no ad un diritto sottomesso dall'ideologia.
Guai se le "emozioni" prevalgono sul buonsenso giuridico, questa sì che è la strada che conduce al tanto paventato "scontro di civiltà".




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8 marzo 2006

FESTA DELLE DONNE

Auguri a tutte le donne, anche se ancora devo capire perchè non esiste una "festa degli uomini" o quanto abbia senso dedicare una festa ad una categoria di genere.....
In fondo se ci pensate è lo stesso discorso di "S.Valentino": inutile festeggiare qualcosa per una determinata ricorrenza,invece di farlo tutto l'anno....
Non odiatemi.....
 




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8 marzo 2006

CONFRONTI / RUTELLI "RISPETTA" PRODI,DILIBERTO NO

Ieri sera Ballarò si è concluso con Floris che chiedeva a Rutelli: "ma se Prodi rifiuta il confronto tv, lei o D'alema o Bertinotti accettereste di confrontarvi con Berlusconi al suo posto?".
E prontamente Rutelli: "no, perchè rispettiamo il capo della nostra coalizione che è Prodi".
Insomma, Prodi rifiuta il confronto col premier uscente perchè quest'ultimo vuole arrogarsi il diritto di ultima parola in una conferenza stampa di fine legislatura.
E i suoi,a detta di Rutelli, lo seguono a rota nell'indignazione contro la pretesa di Berlusconi e nel quindi giustificato (per loro) rifiuto del confronto.
Giova magari osservare che come leader  il mortadellone viene  rispettato dai suoi al punto, che nè Fassino nè Rutelli nè Bertinotti vogliono sostituirlo nel face to face con Silvio.
Ma al termine di Ballarò, proprio mentre le telecamere si spegnevano, ecco levarsi la voce di Benedetto della Vedova soffocata nel nulla che insinuava un dubbio: e Diliberto?
E già, perchè Diliberto lo incontrerà venredì sera il premier, e lo fara a "Matrix".
Alla faccia di quello che Rutelli definisce rispetto per il leader,e del ragionamento da lui fatto ieri sera, Diliberto finirà da Mentana e parlerà a suo titolo tanto quanto a titolo dell'Unione, visto che ne fà parte, visto che lì doveva esserci Prodi, visto che nn vi saranno altri rappresentanti dell'alleanza che lui.
"Non mi presterò a strumentalizzazioni" dice Oliviero il trucido.
E va bene, mettiamo che non si presterà.
Chi rappresenterà , l'Unione o se stesso?
Chi rappresenterà se dovesse di nuovo usare i suoi toni estremistici da pochi realmente condivisi nella coalizione su temi di politica estera?
Forse in una alleanza con soggetti più convergenti, magari d'accordo su quasi tutto, toni da usare, progetti, proposte eccettera, insomma, in una alleanza meno eterogenea dell'Unione, Diliberto avrebbe potuto sostituire Prodi.
Ma non è così.
E devo dare ragione a Carlo Rossella, direttore di "Panorama", quando dice che rifiutando il confronto Prodi toglie un diritto agli italiani: quello di valutare lo scontro tra i due candidati premier.




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1 marzo 2006

Partito democratico?Boh...

E' quantomeno degna di nota l'osservazione di Emanuele Macaluso sul "Riformista"  di oggi riguardo al dubbio "Votare Ulivo=Votare Partito Democratico"....dubbio più che lecito se è vero che in sede di convenzione elettorale, laddove si dovrebbe parlare di programmi e gestione della leadership, l'onorevole Rutelli sente il bisogno di richiamarsi alla fantomatica futura formazione destando fastidiosi maldipancia pre-elettorali sia tra i DS che tra alcuni dei suoi (i duri-e-puri ex Dc).

Ordunque, ci troviamo in una situazione nella quale, alla vigilia delle politiche, non esistono equilibri certi nell'Unione neanche tra i cosiddetti "riformisti dell'Ulivo" che sembrano richiamarsi al Partito Democratico più per svampire le attuali rispettive divisioni che per proporre un progetto politico omogeneo e composito.
L'impressione è che, in vista delle politiche, non sia salutare parlare di Partito Democratico nè nei DS, nè tra i DL, nè all'interno dell'intera Unione.
Questo progetto raccoglie tanti consensi quante perplessità e per una coalizione che si prefigge l'obiettivo di governo, e che quindi necessita di una trasparente coesione e non di improbabili alchimie politiche, potrebbe rivelarsi soltanto come sorgente di nuove incomprensioni e labirintici compromessi.
Siamo veramente giunti ad una maturità politica che consente l'unione tra una parte della socialdemocrazia e dei popolari oppure il tentativo di un "nuovo compromesso storico" è l'ennesimo tentativo dei "riformisti di sinistra" di guadagnarsi una bella fetta di potere decisionale all'interno del centro-sinistra?
Non siamo nati ieri e conosciamo la storia.
Abbiamo osservato le reazioni di molti diessini quando Rutelli lo scorso anno disse: "la socialdemocrazia è morta".
Sappiamo che la Margherita, che ospita ben 5 differenti correnti, teme tutt'ora un'eventuale preponderanza diessina nel blocco dei riformisti ed è molto gelosa delle sue identità cristiano-polpolari.
Assistiamo ad una profonda confusione all'interno dei DS sui temi etici e sui diritti umani, culminata con l'uscita di Turci e De Giovanni, il tutto per non rovinare la bella amicizia con i DL.
Ogni alleanza che si rispetti comporta certo sacrifici da entrambe le parti..."io faccio questo per te e tu convieni su questo con me" e viceversa
Ma voglio proporre ai lettori il mio personale elenco di motivazioni per le quali il
Partito Democratico è un vero e proprio suicidio politico.... 


1 - Ds e Dl nn possono pretendere di unire due sensibilità così differenti, una post-comunista e l'altra popolare in barba a 100 anni di storia di questo paese e di punto in bianco...anche se andasse in porto, non sarebbe una passeggiata gestire un'alleanza che dà tanto l'impressione di essere forzata più che spontanea.

2 - I Dl hanno un rapporto con la laicità , i diritti umani e la ricerca scientifica, temi che dovrebbero costituire l'ossatura di un partito, completamente diverso da quello di molti Ds,è inutile girarci intorno: i margheritini vogliono che l'embrione sia considerato una persona, che i matrimoni gay restino tabù, che le coppie di fatto abbiano diritti sì ma fino ad un certo punto,che la Chiesa ingerisca a suo piacimento in politica con la formula "ma la Chiesa deve dire quello che pensa,ne ha il diritto" senza capire che qui non si tratta solo di rispettare  le opinioni del Vaticano ma di riflettere sulle sedi e sul modo in cui sono espresse(e dunque l'effetto sulle coscienze dei cittadini).
Buona parte dei Ds non la pensa così, eppure Fassino si è trovato quasi solo sulla fecondazione assistita e le rivendicazioni sui diritti da parte dei Ds appaiono sempre molto timide in nome della coesione coi Dl.
E icittadini stanno ad aspettare ancora risposte chiare.

3 - In Europa i due partiti fanno capo a 2 gruppi parlamentari ben distinti.
Ci sarà un motivo no?
O siamo tutti scemi?
D'accordo, siamo un paese reso anomalo dall'influenza del Vaticano.
Ma per questo dobbiamo rassegnarci all'arretratezza di costoro e rinunciare a trasformare l'Italia in un paese moderno,laico e coscenzioso?
E' il nuovo compromesso storico la vera soluzione alla composizione delle identità?
Non sarebbe meglio fare veramente i conti col proprio passato, soprattutto da parte dei Ds che ora perdono pezzi in favore della Rosa nel Pugno o, nell'ala più sinistroide, guardano addirittura  alla sinistra radicale che si professa ancora "comunista"?

Il futuro dei riformisti resta incerto e tormentato, la confusione delle identità ci renderà tutti più indecisi.
Altro che "Partito Democratico".





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